Starbucks apre (ufficialmente) a Milano: cosa cambierà nel rito del caffè?

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A cura di Veronica De Luca.

La notizia ormai è virale: Starbucks aprirà ufficialmente a Milano a inizio 2017.

In un mondo sempre più globalizzato ed influenzato dalla cultura e dal lifestyle americano, questo sembra proprio essere il momento più opportuno per sbarcare sul mercato italiano. Una sfida già affrontata da altri colossi americani e sicuramente dura da vincere, considerate le abitudini degli italiani: il caffè al bancone è ormai un rito nella vita di molti, e come tutte le consuetudini è difficile da cambiare.
starbucksStarbucks si rivelerà all’altezza della sfida? Non a caso la prima città scelta è Milano, la quale ormai è la capitale economica d’Italia, sempre più all’avanguardia, sempre più un melting pot di culture e stili di vita diversi. A farsi portatori di questi nuovi stili di vita sono i giovani, ancora affascinati dal sogno americano (che tentano disperatamente di inseguire) tenendosi al passo con le nuove tendenze tramite social media e web influencer.

Starbucks punta ad attrarre la clientela non solo offrendo Wi-fi e posti comodi dove sedersi per sorseggiare un Frappuccino (marchio di fabbrica dell’azienda), ma soprattutto allargando l’offerta. Infatti a differenza della maggior parte dei bar italiani, l’elevato prezzo dei caffè è “giustificato” dall’esigenza di personalizzare sempre più il prodotto, avvicinandolo ai nuovi gusti dei clienti.Questa strategia è già stata adottata a Milano anche da Arnold Coffee, catena di bar con vari negozi situati nel centro di Milano, spesso in prossimità delle università.

Seppure i prezzi siano di molto sopra la media, Arnold ha conquistato negli anni una clientela fedele grazie ai suoi caffè e dolci made in USA, comode poltrone e Wi-fi gratuito. La strada appare quindi spianata: Starbucks è sì un colosso americano che tenta di sfondare in un nuovo mercato, ma di certo non è il primo a tentare di modificare – o meglio adattarsi – alle nuove abitudini degli italiani. Questo di certo non ha eliminato il classico rito del caffè dalle abitudini, ma ha semplicemente creato un nuovo mercato a latere ancora da scoprire in cui pochi si sono addentrati.

La concorrenza è quindi ancora limitata, le possibilità sono tante: ecco perché Starbucks potrebbe farcela, spianando la strada ad altri, senza tuttavia rivoluzionare il rituale dell’espresso al bancone.

 

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