Intervista a Matteo Casadei, voce dei Blastema

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A cura di Eleonora Tricarico.

Gli mando una mail. Lui, gentilmente, mi risponde. E, cordialmente, decide di darmi retta.
Insomma, se già lo adoravo, la sua gentilezza  ora mi ha conquistata del tutto.

Matteo Casadei, voce e leader de “i Blastema”,  gruppo rock presente già nello scenario musicale italiano nel lontano 1997, si è dotato di tanta, tantissima pazienza ed ha risposto alle mie domande.

Tutto risale ai tempi (quelli belli) dei mie viaggi lungo il Bel Paese. Quei tempi in cui non ci sono ancora rughe e nessun tipo di acciacco del tipo “stai per invecchiare, ma fingi di non farlo”. Insomma, per intenderci, per contare quanti anni sono trascorsi devo usare entrambe le mani.

Dunque, sono passati molti anni da quando, una sera in Romagna, ho ascoltato per la prima volta i Blastema in uno splendido concertino all’aperto. Intimo, bello, atipico. Emozionata, decisi tacitamente di inserire persone e musica nel mio fagotto adolescenziale, come parte di qualcosa che stavo vivendo e che potevo condividere una volta rientrata, perché sapevo che in pochi giù al Sud, in fondo, conoscevano questo gruppo.

Poi, è arrivato il 2013. Categoria Sanremo Giovani ed il giorno dopo l’esame di Diritto Amministrativo.
In un giorno di metà settimana, ho sentito di nuovo quell’emozione “di chi già sapeva”. Nello stesso momento in cui i miei amici guardavano ed apprezzavano, io “ascoltavo con gli occhi a cuoricino”.

Solita prassi: dopo qualche giorno ho comprato il cd, l’ho ascoltato tutto-tutto, ho imparato  le canzoni, ho trasferito l’intero album sul mio lettore mp3, sono partita in Erasmus ed una canzone è diventata la mia colonna sonora della strada verso casa.

Passano gli anni e quelle canzoni rimangano sempre là: aggiorno gli altri brani ma i Blastema non si tolgono.

“Dietro l’intima ragione”, uno dei brani più famosi, ha sempre suscitato forti emozioni in me e tuttora continuo a fantasticare sul contenuto della canzone: penso a chi c’è dietro quelle parole, ai sentimenti e alle situazioni che hanno portato a maturare quel lavoro. Ma queste domande non si possono fare, ci sarà sempre “un’intima ragione che mai confesserai”.

Allora curiosa come sono, chiedo a Matteo quello che chiederei al mio coinquilino Carlo, anche lui cantante e frontman di un gruppo.

E le risposte mi piacciono tanto.

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Siete saliti su tanti palchi importanti, qual è il ricordo più bello fra tutti?
Probabilmente la volta che gli Skunk sono saliti sul palco con una bottiglia di vodka e ci hanno fatto bere a “garganella”.
Due i motivi principali che giustificano questa scelta: 1) ci piace la vodka 2) ci piacciono gli Skunk.

A proposito di palchi, vorrei evitare la domanda Sanremo ma, sono costretta a chiedervi qual è l’eredità che il festival vi ha lasciato.
In realtà nessuna eredità, ma un passivo di 147 euro alla voce frigobar, che credevamo compreso, ma che compreso non era.

Quanto incide il “rinnovo” dei musicisti all’interno del gruppo?
Diciamo che ci sono i pro e i contro. Di certo cambiare organico permette di conoscere e confrontarsi con altre modalità di scrittura ed esecuzione. Di converso, per raggiungere un certo grado di affinità musicale, (che va di pari passo con i rapporti interpersonali) occorrono tempo e passaggi obbligati, che vanno vissuti pazientemente.
Senza retorica, la grande fortuna del nostro gruppo è stata trovare ogni volta le persone giuste, che dopo periodi di tempo relativamente brevi, non solo si sono integrate alla perfezione, ma hanno aggiunto forza e personalità al progetto, fino a sentirlo completamente loro, anche senza esserne stati i fondatori.
E poi annoverare forze fresche, aiuta ad abbassare l’età media, migliora il lato estetico del gruppo e fa di Me (Matteo), Alberto e Gavo degli adescatori. Mica poco.

Guardandovi alle spalle, c’è qualcosa di cui vi pentite nella vostra carriera musicale?
“La nostra carriera musicale” cit. Alberto Nanni

Già qualche mese fa avete annunciato il nuovo singolo “Orso Bianco”, ma ancora non si può ascoltare. Che cosa ci dobbiamo aspettare?
Niente. Non aspettatevi niente, perché essendo questa una intervista in “passato prossimo” quando leggerete “Orso Bianco” sarà già stato pubblicato sulle piattaforme digitali e in rotazione sulle radio.

E proprio il 15 settembre, è uscito il nuovo singolo:

Ascolto e riascolto: bravi, bravissimi.
Ringrazio Matteo e stop.
Attendo con ansia di incontrarlo. E di bere vodka insieme.

Salute!

Foto via Blastema e Lucaevent

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