“Favole per bambini molto stanchi”: ecco Dente

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A cura di Eleonora Tricarico.

Va bene, lo ammetto, la questione è seria. Serissima.
E la condivido con voi: come fare quando si deve scrivere su uno dei propri cantanti preferiti?
Il problema, per farla breve, è: come non cadere in sentimentalismi adolescenziali quando il cantante in questione è Dente?
La fortuna è che, scrivendo su un documento word, è davvero impossibile riempire il foglio con tanti e tanti cuoricini. No, non si può (ma vi assicuro che lo avrei fatto se solo avessi potuto.)

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Ma torniamo a noi, a LUI e ai suoi bellissimi capelli.
Dente, alter ego artistico di Giuseppe Peveri, non è un’artista come tutti.
La prima volta che mi approcciai alla sua musica fu grazie al famoso progetto musicale degli Afterhours “Il paese è reale” (vedi articolo Iacampo). Quindi, Galeotto fu Manuel Agnelli e quel cd.
“Comprati un mazzo di fiori che poi ti do i soldi” furono le prima parole che ascoltai. E fu subito amore.
Trascorsi alcuni anni, dopo cinque cd consumati, canzoni dedicate, concerti visti e tanto altro ancora, Dente decide di conquistarmi del tutto pubblicando un libro: “Favole per bambini molto stanchi” (Bompiani). Siamo a giugno 2015, il 4 precisamente.
La copertina, ad opera di Franco Matticchio, mi colpisce: mi piace e “fa tenerezza.”

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Poi leggo
“La mattina stanca:
C’era una mattina che non aveva voglia di alzarsi
Lunedì si chiamava
Fine”

E sorrido. E penso a tutti quei paroloni ed i musoni del lunedì. E mi sovviene una domanda: ma se queste sono favole per bambini stanchi, tutti gli altri bambini che ne faranno del libro?
Allora, così dal nulla glielo chiedo. Sì, gli domando se consiglierebbe il suo libro ad un bambino riposato.
E lui mi risponde:
“Sì ma non troppo”.
Alla sua risposta mi scappa un altro sorriso: mi piace questo suo essere di poche parole.

Tempo fa lessi una sua intervista. Il tipo che faceva le domande si perdeva in lunghe frasi e lui, GIUSEPPE, in maniera sintetica ribatteva pacificamente.
Lo sbaglio è che, forse, le domande delle interviste sono sempre uguali. Quindi, avendo questa possibilità non voglio e non posso chiedergli il perché del nome e come gli è venuto in mente tutto ciò. Anche perché io NON sto facendo un’intervista.
Però, a questo punto, mi interrogo su quale sarà il suo prossimo lavoro: un altro libro o un nuovo album? Ecco, LUI mi risponde semplicemente “La seconda.”
E, in più, penso (sì, a volte capita). Sarà stato anche lui un bambino stanco? E, soprattutto, chissà quant’è stancante rispondere a queste tre domande da 1 a 10!
Il suo “-1” mi rasserena e voglio aggiungere una quarta domanda “Insomma ci sposiamo o no?”
Ma se proprio dobbiamo parlare di questo allora troverete (prima o poi) il nostro eventuale libro in tutte le librerie. Ma questa è un’altra favola.

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